L'ITALIA RALLENTA SULLE SMART CITIES...
- davidecuneo
- 17 nov
- Tempo di lettura: 2 min
Secondo lo Smart City Index 2025, l’Italia è completamente assente dalle prime 50 posizioni mondiali nel panorama delle smart city: un segnale preoccupante sulla capacità delle nostre città di innovare. Il report dell’IMD analizza 146 metropoli considerando mobilità, infrastrutture digitali, sostenibilità, qualità dei servizi e governance.
Mentre Paesi come la Svizzera riescono a coniugare tecnologie avanzate e alta qualità della vita, portando tre città nella top 10, l’Italia rimane indietro: Bologna si colloca all’83° posto, Milano al 97°, e il dato più critico riguarda Roma, ferma al 139°.
Le cause del rallentamento sono molteplici: traffico elevato, inquinamento, governance debole, divari territoriali e difficoltà nel trattenere talenti o attirare investimenti. Mentre molte metropoli nel mondo sperimentano soluzioni avanzate come mobilità predittiva basata sull’intelligenza artificiale, sistemi di sanificazione smart, agricoltura verticale o scambio energetico locale, le città italiane risentono ancora di una visione urbanistica spesso frammentata e poco strategica.
Esiste però un percorso di rilancio, basato su tecnologie già disponibili: rivestimenti fotocatalitici che purificano l’aria, sistemi nanotecnologici per il miglioramento della qualità indoor, mobilità predittiva con IA, cassonetti intelligenti con sensori IoT, edifici smart con manutenzione predittiva, microgrid per lo scambio energetico urbano, tetti biosolari, agricoltura verticale gestita da sistemi automatici, reti 5G/6G più robuste e sistemi predittivi per anticipare disastri ambientali.
La tecnologia, però, da sola non basta: va accompagnata da strategie sistemiche, una visione politica solida e incentivi pubblici che permettano di adottare queste soluzioni su larga scala. L’Italia dispone già degli strumenti, ma serve la volontà di trasformare davvero le città attraverso una rigenerazione urbana integrata, capace di superare la frammentazione che oggi frena la competitività del Paese.





















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