ROBOT UMANOIDI: UNA CORSA ALL'ORO DA 70 MILIARDI
- davidecuneo
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Dalla sorveglianza degli stabilimenti industriali all’accoglienza negli hotel, passando per il controllo dei perimetri sensibili: i robot stanno cambiando funzione e linguaggio. In Italia, la robotica avanzata non è più confinata ai centri di ricerca, ma sta diventando una infrastruttura operativa per l’industria, i servizi e la sicurezza, segnando un passaggio netto dalla sperimentazione all’adozione su scala.
Il mercato globale dei robot umanoidi si prepara a una crescita esponenziale. Dopo aver superato i 2,7 miliardi di euro nel 2025, le stime indicano un possibile balzo fino a 70 miliardi entro il 2035. Numeri che spiegano perché la partita non sia più solo tecnologica, ma strategica e industriale. In questo scenario, l’Italia gioca una doppia partita: da un lato è tra i Paesi europei con la maggiore densità di robot industriali, dall’altro sta costruendo competenze che la candidano a un ruolo attivo nello sviluppo, nell’integrazione e nella personalizzazione delle soluzioni robotiche. Nel 2024 sono stati installati 8.783 nuovi robot industriali, un segnale chiaro di una domanda in rapida evoluzione.
Il punto di forza non è soltanto la meccanica o il software, ma la capacità di progettare sistemi completi, adattati ai contesti produttivi reali. «L’Italia ha tutte le condizioni per essere protagonista nella robotica umanoide», sottolinea Bruno Siciliano, professore ordinario di Automatica e Robotica all’Università Federico II di Napoli. «La combinazione tra eccellenza ingegneristica, cultura manifatturiera e innovazione consente di competere su scala globale». Una visione che trova applicazione concreta nel lavoro di aziende che operano come integratori e orchestratori di ecosistemi robotici, più che come semplici fornitori di macchine.
È il caso di SIR Robotics, realtà modenese con oltre quarant’anni di esperienza nell’automazione industriale, oggi impegnata nell’introduzione sul mercato italiano di robot umanoidi e collaborativi. «Non portiamo solo robot, ma intelligenza operativa», spiega Davide Passoni, CEO di SIR Robotic Solutions for Innovators. «Con il nostro Data Factory costruiamo ambienti in cui i robot imparano, si adattano e lavorano insieme alle persone. Ogni progetto è pensato come un abito su misura, calibrato sulle esigenze del cliente, dalla micromanipolazione nel biomedicale all’integrazione in linee produttive già attive».
Le applicazioni si moltiplicano e attraversano settori molto diversi tra loro. In fabbrica, end-effector avanzati come OmniHand 2025 gestiscono operazioni complesse con precisione millimetrica. Nei servizi, umanoidi come A2 Ultra sono progettati per l’interazione diretta con il pubblico. Sul fronte della sicurezza, entrano in scena robot quadrupedi come D1 Ultra, utilizzati per il pattugliamento autonomo e dotati di sistemi di visione intelligente. A rendere possibile questa convergenza è l’integrazione sempre più stretta dell’intelligenza artificiale, che rende i robot capaci di operare in ambienti dinamici e non strutturati.
La spinta all’adozione arriva da esigenze concrete: produttività, continuità operativa, riduzione dei rischi e sicurezza sul lavoro. I robot diventano così uno strumento per alleggerire il carico umano dalle attività ripetitive, usuranti o pericolose, aprendo al contempo nuovi ruoli e competenze. Ma l’aumento di autonomia e connettività porta con sé anche nuove responsabilità. Cybersecurity, protezione dei dati e standard di sicurezza sono temi centrali, affrontati anche attraverso l’aggiornamento delle norme internazionali, come la ISO 10218, pensata per garantire una collaborazione uomo-macchina affidabile e sicura.
Il quadro che emerge è quello di un Paese che dispone degli ingredienti giusti per giocare un ruolo di rilievo nella nuova economia della robotica. Una base manifatturiera solida, competenze accademiche riconosciute a livello internazionale e un ecosistema di ricerca attivo – come dimostrano i Leonardo Robotics Labs del Politecnico di Milano, aperti al pubblico durante la European Robotics Week – collocano l’Italia al centro di una trasformazione che non sostituisce l’uomo, ma ne amplifica le capacità, ridisegnando modelli produttivi, organizzativi e di crescita.















