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CLASSIFICA EUROPEA DELL'INNOVAZIONE: IL PIEMONTE AVANZA

  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Il Piemonte guadagna terreno nella classifica europea dell’innovazione, ma il divario con i territori più avanzati del continente resta significativo. Secondo il Regional Innosystem Index elaborato da The European House Ambrosetti, la regione si colloca al 99° posto su 242 realtà europee analizzate, migliorando di tre posizioni rispetto all’ultima rilevazione. L’indice prende in considerazione una serie di fattori che contribuiscono alla capacità innovativa di un territorio, tra cui gli investimenti in ricerca e sviluppo, la presenza di infrastrutture tecnologiche, la produzione di brevetti e la capacità di formare, attrarre e trattenere talenti qualificati.

“99esimo è una posizione nella metà migliore della classifica, ma ancora lontana da quelle che sono le regioni migliori d’Europa”, osserva Corrado Panzeri di The European House Ambrosetti Group. Un giudizio che fotografa una situazione caratterizzata da elementi incoraggianti, ma anche dalla necessità di accelerare il passo per colmare il gap con le aree europee che guidano la trasformazione tecnologica e industriale.

Nel confronto con le altre regioni italiane, il Piemonte si posiziona al quarto posto, preceduto da Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna. Un risultato che conferma il ruolo della regione tra i principali poli dell’innovazione del Paese, ma che evidenzia anche alcune fragilità. Se da un lato il territorio può contare su una solida tradizione industriale e su un ecosistema produttivo articolato, dall’altro continua a registrare ritardi in alcuni indicatori strategici che incidono sulla competitività di lungo periodo.

Uno dei punti di forza più evidenti riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo. Con una quota superiore al 2% del Pil regionale destinata a queste attività, il Piemonte si colloca al primo posto in Italia. Il dato testimonia l’impegno delle imprese e degli attori del territorio nel sostenere l’innovazione come leva di crescita economica. Tuttavia, il confronto con i territori europei più avanzati mostra come esistano ancora ampi margini di miglioramento: il Brabante Vallone, provincia del Belgio che guida la classifica continentale, investe infatti oltre il 9% del proprio prodotto interno lordo in ricerca e sviluppo, una quota più che quadrupla rispetto a quella piemontese.

Più complessa appare invece la situazione sul fronte della formazione universitaria e del capitale umano. Il Piemonte è quattordicesimo tra le regioni italiane per percentuale di laureati sulla popolazione, con un valore pari al 21%. Un dato inferiore a quello del Lazio, che guida la graduatoria nazionale con il 28%, e molto distante dalle migliori performance europee. Emblematico il caso dell’area metropolitana di Varsavia, che registra una quota di laureati prossima al 65%, evidenziando quanto la disponibilità di competenze avanzate rappresenti oggi uno degli elementi decisivi per attrarre investimenti e sostenere la crescita tecnologica.

Secondo Panzeri, proprio la storica vocazione manifatturiera del Piemonte potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo nella nuova fase dell’innovazione industriale. La presenza di filiere produttive consolidate, competenze tecniche diffuse e grandi aziende attive nei settori industriali potrebbe infatti favorire lo sviluppo delle tecnologie emergenti applicate alla produzione. “Il Piemonte per anni è stato il centro della manifattura e adesso questa base industriale potrebbe diventare l’elemento chiave su cui fare densità e scala per la nuova ondata di innovazione che riguarderà la manifattura, quindi penso per esempio all’intelligenza artificiale fisica, ai robot, ai droni”.

Per gli esperti, tuttavia, il miglioramento degli indicatori non sarà sufficiente senza una strategia industriale più mirata. La sfida dei prossimi anni non riguarda soltanto l’aumento delle risorse disponibili, ma soprattutto la capacità di indirizzarle verso settori considerati strategici per il futuro della regione. In quest’ottica, occorre superare la logica degli interventi distribuiti in modo generalizzato e concentrarsi su poche direttrici capaci di generare effetti di scala, attrarre investimenti e rafforzare la competitività del territorio. La crescita del Piemonte nell’economia dell’innovazione passerà quindi non solo dalla quantità degli investimenti, ma anche dalla qualità delle scelte che verranno compiute.

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