DA OTTANA A GOOGLE: UNA RIVOLUZIONE PER LE BATTERIE ELETTRICHE
- davidecuneo
- 26 ago
- Tempo di lettura: 2 min
Parte da Ottana, nel cuore della Sardegna, il percorso di una tecnologia tutta italiana che si sta affermando come protagonista nell’accumulo energetico di lunga durata, uno degli snodi cruciali per la transizione energetica globale. Qui è entrato in funzione il primo impianto commerciale di Energy Dome, la società fondata da Claudio Spadacini, che nelle scorse settimane ha anche annunciato un accordo strategico con Google.
Il colosso della Silicon Valley non si è limitato a sostenere il progetto: ha scelto di investire direttamente in Energy Dome, puntando sulla CO₂ Battery, un sistema che utilizza anidride carbonica come fluido di lavoro per immagazzinare e rilasciare energia in modo sicuro, flessibile e privo dei limiti di intermittenza tipici di solare ed eolico.
L’impianto sardo sorge su un’ex area industriale bonificata ed è stato progettato con una potenza di 20 MW e una capacità di 200 MWh, sufficiente a garantire in rete circa 73 GWh all’anno. «La realizzazione – sottolinea Spadacini – ha coinvolto imprese e manodopera locale, generando milioni di euro di indotto e riportando valore in un sito dismesso». Dal punto di vista energetico, la CO₂ Battery di Ottana è in grado di alimentare fino a 16 mila famiglie, riducendo i costi di rete e offrendo preziosi servizi di stabilizzazione. L’impianto è gestito in partnership con Engie tramite un contratto di offtake, che consente di ottimizzare i cicli di carica e scarica in base alle esigenze della rete elettrica, dimostrando una flessibilità utile sia in ambito industriale sia residenziale.
Parallelamente, Energy Dome sta costruendo una pipeline nazionale di circa 2 GWh, concentrata soprattutto tra Centro e Sud Italia. L’obiettivo è intercettare le opportunità del nuovo meccanismo Macse (approvvigionamento della capacità di stoccaggio elettrico), garantendo stabilità alla rete in quelle aree dove la produzione da rinnovabili è più alta. «L’esperienza maturata con partner come Engie e i risultati raggiunti in Sardegna costituiscono una base solida per scalare ulteriormente nel Paese», afferma il fondatore.
La tecnologia della CO₂ Battery si distingue dalle batterie al litio tradizionali per la scelta dei materiali: non utilizza elementi critici o rari, ma solo componenti comuni come acciaio, acqua e anidride carbonica. Il sistema funziona in ciclo chiuso, senza emissioni, senza rischi di incendio e con una durata che supera i 30 anni. A ciò si aggiungono modularità e indipendenza geografica: a differenza di altre soluzioni di accumulo, non richiede bacini idrici o dislivelli e può quindi essere installata praticamente ovunque.
La collaborazione con Google, spiega Spadacini, «prevede lo sviluppo di una pipeline di progetti già in fase avanzata negli Stati Uniti, in Europa e nella regione Asia-Pacifico, aree in cui Google sta espandendo la propria rete di Data Center». Sul piano internazionale, Energy Dome ha già avviato la costruzione di un impianto in India, che entrerà in funzione entro la prima metà del 2026, e ha ottenuto l’approvazione per un nuovo progetto in Wisconsin insieme ad Alliant Energy. «Il nostro obiettivo – conclude Spadacini – è raggiungere il primo GWh di capacità operativa nei prossimi due o tre anni, con una pipeline globale in sviluppo superiore ai 10 GWh».





















Commenti