EXPORT: VINCE CHI INNOVA
- davidecuneo
- 27 ott
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L’innovazione si conferma un fattore determinante per la competitività internazionale delle imprese italiane. Un’analisi della Commissione Europea riportata da Sace evidenzia che le aziende che innovano hanno una probabilità più alta di esportare, soprattutto verso i mercati extra-Ue, e registrano una crescita del valore delle esportazioni superiore dell’8,3% rispetto a chi non innova.
Secondo Istat, in Italia le attività ad alta tecnologia rappresentano circa l’8% del valore aggiunto manifatturiero e il 4,5% degli occupati del settore. Tra il 2019 e il 2023, le imprese che hanno depositato brevetti hanno aumentato la produttività del 42,5% rispetto a quelle che non hanno introdotto innovazioni. L’attitudine a innovare cresce con la dimensione: dal 55,8% delle piccole imprese all’84,7% delle medio-grandi.
In questo contesto si distingue il settore degli apparecchi elettrici, che genera oltre 55 miliardi di euro di fatturato e impiega più di 155 mila persone. Nel 2024 l’Italia è il 16° esportatore mondiale del comparto, con vendite all’estero pari a 42,3 miliardi di euro (+2,3%). Nei Paesi del Golfo, la forte urbanizzazione e i nuovi progetti immobiliari stanno trainando la domanda di sistemi per la mobilità elettrica, trasformatori e apparecchiature per la gestione dell’energia. Nei prossimi dieci anni, gli investimenti nella produzione energetica della regione sono attesi in crescita del 33%. Parallelamente, a livello mondiale continua l’espansione delle rinnovabili, con l’eolico in aumento stimato dell’8% annuo fino al 2034, stimolando la domanda di prodotti in cui le imprese italiane sono tra i primi player globali.
L’adozione di tecnologie digitali come intelligenza artificiale e Internet of Things consente alle aziende di sviluppare soluzioni ad alto valore aggiunto e più efficienti dal punto di vista energetico. Le imprese innovative accedono inoltre più facilmente a incentivi pubblici, come l’Innovation Fund (circa 40 miliardi fino al 2030) e Horizon Europe.
Negli ultimi anni l’Italia ha ridotto il gap con gli altri Paesi europei, collocandosi tra i Moderate Innovators insieme alla Spagna. I settori più dinamici sono farmaceutica, elettronica, automotive, seguiti da chimica, meccanica e gomma-plastica.
Un ruolo decisivo riguarda l’innovazione sostenibile. L’Italia figura tra i Paesi leader nell’Eco-Innovation Index europeo ed è seconda in Europa per numero di brevetti legati all’economia circolare. Nel 2024, quasi la metà delle imprese ha adottato almeno una pratica in questo ambito, raggiungendo un tasso di riciclo del 91,6% dei rifiuti urbani e speciali, superando ampiamente le altre economie europee e anticipando gli obiettivi fissati per il 2030.





















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