ITALIA AL 28° POSTO DEI PAESI PIU’ INNOVATIVI, IN GRAN SPOLVERO LA CINA
- davidecuneo
- 18 set
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L’innovazione resta il motore della competizione globale, ma il suo slancio rallenta. È quanto emerge dal Global Innovation Index (GII) 2025, la classifica annuale dell’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO), giunta alla sua 18ª edizione.
Ai vertici della classifica si confermano Svizzera, Svezia e Stati Uniti, seguiti da Corea del Sud e Singapore, economie che da anni trainano il blocco asiatico con forti investimenti in ricerca e infrastrutture digitali. La Top 10 è completata da Regno Unito, Finlandia, Paesi Bassi, Danimarca e, per la prima volta, la Cina, che supera la Germania (ora all’11° posto). Un passaggio storico che consacra Pechino come protagonista della frontiera tecnologica globale, grazie a primati nei brevetti, nelle esportazioni high-tech e nella concentrazione di cluster innovativi.
L’Italia si posiziona al 28° posto, stabile rispetto agli anni precedenti. Pur mostrando segnali positivi sul fronte della manifattura avanzata, delle startup e della creatività culturale, il Paese sconta ancora un ritardo sugli investimenti in ricerca e sviluppo, inferiori alla media europea. Un dato che rappresenta al tempo stesso un campanello d’allarme e uno stimolo a rafforzare il sostegno pubblico e privato all’innovazione, soprattutto in vista della transizione digitale e verde.
Il 2025 segna anche la crescita di diverse economie emergenti: India (38ª), Turchia (43ª), Vietnam (44ª) e Filippine (50ª) confermano un progresso costante, mentre in Africa si distinguono Mauritius (53ª), Sudafrica (61ª) e Senegal (89°). In totale, 17 economie a basso e medio reddito performano sopra le attese rispetto al loro livello di sviluppo, dimostrando che l’innovazione non è più un’esclusiva dell’Occidente.
Un ruolo centrale nel GII 2025 è riservato agli innovation cluster, poli territoriali ad alta densità di ricerca, imprese e università. La Cina guida la classifica con 24 cluster tra i 100 più importanti al mondo, seguita dagli Stati Uniti con 22, tra cui spicca il San Jose–San Francisco, terzo a livello globale e primo per intensità innovativa. In Europa emergono la Germania, con sette cluster, e il Regno Unito, con Oxford e Cambridge, seppur con una minore forza di venture capital rispetto agli Stati Uniti. La mappa dei cluster evidenzia come l’innovazione si concentri in hub globali, veri snodi della competizione tecnologica e industriale.
Sul fronte degli investimenti, il GII fotografa un rallentamento preoccupante. La crescita della spesa globale in R&S è scesa al 2,9% nel 2024 (dal 4,4% del 2023) e potrebbe calare al 2,3% nel 2025, minimo storico dal 2010. La spesa aziendale reale in R&S è quasi ferma (+1%), frenata da inflazione e crisi in settori come automotive e beni di consumo. Il venture capital mostra un rimbalzo in valore (+7,7%), ma trainato da mega-deal statunitensi e dall’intelligenza artificiale generativa, mentre il numero complessivo di operazioni globali cala per il terzo anno consecutivo (-4,4%), segno di un mercato meno dinamico fuori da pochi settori trainanti.
“L’innovazione resta un motore fondamentale di resilienza e crescita, ma richiede sostegno politico, investimenti continui e collaborazione tra pubblico e privato”, ha dichiarato Daren Tang, Direttore Generale della WIPO.
Il messaggio del GII 2025 è chiaro: in un contesto di rallentamento globale, solo i Paesi capaci di consolidare i propri ecosistemi innovativi e costruire cluster forti manterranno un ruolo di leadership nella corsa tecnologica internazionale. Un avvertimento che risuona forte anche in Europa, in linea con le parole di Mario Draghi a Bruxelles sulla necessità di rafforzare indipendenza tecnologica e competitività.





















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