L'AGRIFOODTECH ITALIANO CONTINUA LA SUA CRESCITA
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L’agrifoodtech italiano sta vivendo una stagione di trasformazione profonda. La digitalizzazione non è più una prospettiva ma un processo in atto che ridefinisce identità, modelli organizzativi e priorità di investimento dell’intero comparto agroalimentare. Startup, centri di ricerca e imprese consolidate operano oggi in un ecosistema che mostra segnali evidenti di maturità, capace di attrarre capitali e di rafforzare il dialogo tra università e industria.
L’innovazione attraversa l’intera filiera. Dalla produzione primaria alle soluzioni di food innovation, fino alla distribuzione e al rapporto con il consumatore, il sistema punta a consolidare il proprio ruolo in un mercato globale sempre più competitivo. A fotografare lo stato dell’arte è il nuovo report realizzato da Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub, che offre una panoramica aggiornata sulle dinamiche del 2025.
L’Italia cresce mentre l’Europa rallenta. Gli investimenti aumentano del 18% su base annua, raggiungendo i 121,6 milioni di euro. Il dato assume ancora più peso se confrontato con la flessione registrata a livello continentale, dove si osserva un calo del 3,7%. Un segnale che rafforza la percezione di solidità dell’ecosistema nazionale.
La spinta finanziaria si riflette sull’occupazione. Nell’ultimo anno le startup agrifoodtech hanno generato oltre 4.400 nuovi posti di lavoro, con una crescita del 47%. L’aumento dei capitali disponibili non sostiene soltanto la nascita di nuove iniziative, ma contribuisce al rafforzamento organizzativo delle imprese e alla loro capacità di scalare sul mercato. Ne deriva una filiera più strutturata, pronta ad affrontare le sfide della modernizzazione.
Aumentano i round sopra il milione. Diminuiscono i micro-investimenti, mentre crescono in modo deciso le operazioni di taglio maggiore, passate dal 12,4% al 39,4% in dodici mesi. Il dato suggerisce una fiducia crescente nei modelli industriali proposti dalle startup italiane e una propensione sempre più marcata verso progetti ad alto potenziale di crescita.
Founder più esperti, ecosistema più credibile. L’età media degli imprenditori supera i 38 anni; frequenti i titoli post-universitari e le esperienze pregresse sia nel settore agroalimentare sia nella gestione d’impresa. La presenza di serial founder innalza ulteriormente il livello competitivo e rende il mercato italiano sempre più attrattivo anche per gli investitori internazionali.
La tecnologia è l’asse portante dello sviluppo. Oltre il 62% delle startup sviluppa internamente le proprie soluzioni, privilegiando autonomia e valorizzazione della proprietà intellettuale. Il 42,2% ha già depositato brevetti, mentre circa il 22% delle innovazioni nasce dalla collaborazione tra università e impresa, una quota superiore alla media europea. Anche il livello di maturità è elevato: tre realtà su quattro operano in fasi avanzate, pronte per applicazioni su larga scala. Intelligenza artificiale, biotecnologie e machine learning guidano la trasformazione.
Produzione, agritech, logistica e retail: la filiera si integra. La produzione e trasformazione alimentare resta il baricentro, affiancata dall’agritech con applicazioni in automazione e robotica. Logistica e delivery contribuiscono all’efficientamento della distribuzione, mentre le tecnologie per retail e HORECA aprono la strada a nuovi modelli di relazione con il consumatore. L’integrazione tra questi ambiti rende la catena del valore più resiliente e pronta a recepire i paradigmi della sostenibilità.
Competitività significa sistema. Il quadro che emerge racconta un settore in piena evoluzione, dove la capacità di mettere in relazione innovazione tecnologica e capitale umano diventa decisiva. Continuare a investire in ricerca applicata, favorire contaminazioni interdisciplinari e rafforzare la collaborazione tra attori diversi sarà fondamentale per sostenere una crescita duratura in uno dei comparti strategici per il Paese.





















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