MAL'ARIA 2026: MIGLIORA LA QUALITA' DELL'ARIA, MA SIAMO LONTANI DAI LIMITI UE
- davidecuneo
- 15 ore fa
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Nel 2025 diminuisce il numero dei capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero di PM10, le polveri sottili con diametro inferiore a 10 micron in grado di penetrare nell’apparato respiratorio. Secondo il rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente, diffuso il 9 febbraio, i capoluoghi oltre soglia sono stati 13, contro i 25 del 2024 e i 29 del 2022.
Le rilevazioni arrivano dalle centraline delle ARPA regionali e dalle reti nazionali di monitoraggio. I dati sono stati esaminati lungo un periodo di quindici anni, così da individuare trend e medie quinquennali delle concentrazioni. Il miglioramento c’è, ma non basta a garantire condizioni di sicurezza. Se infatti si applicassero già oggi i nuovi standard europei del 2030 – 20 microgrammi per metro cubo sia per PM10 sia per biossido di azoto (NO₂) e 10 per il PM2,5 – oltre la metà delle città italiane risulterebbe fuori norma.
Che cosa respiriamo. Le PM10 comprendono particelle generate soprattutto da traffico, attività industriali e combustioni, capaci di depositarsi nei bronchi. Le PM2,5, ancora più fini, possono raggiungere gli alveoli polmonari e perfino il sangue, con effetti sanitari più gravi. Il biossido di azoto è un gas legato in larga parte ai veicoli e agli impianti energetici: irrita le vie respiratorie e favorisce allergie e asma. Il benzo(a)pirene, infine, è un composto cancerogeno prodotto dalla combustione di legna e carbone, diffuso in particolare in contesti domestici e rurali.
A gennaio 2026 la Commissione europea ha aperto una nuova procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico. È la quarta in dieci anni e si aggiunge ai richiami già avviati per il superamento dei valori previsti dalla Direttiva.
Il quadro nazionale. Nonostante i progressi, diverse città restano stabilmente ai vertici della classifica dell’inquinamento. Palermo guida con 89 giorni oltre il limite giornaliero di PM10. Seguono Milano con 66 e Napoli con 64, a dimostrazione di come il problema non riguardi solo il Nord ma l’intero Paese.
Gli attuali parametri, inoltre, sono destinati a diventare rapidamente superati. Dal 2030 il tetto per il PM10 scenderà da 50 a 20 microgrammi per metro cubo; restrizioni analoghe interesseranno anche PM2,5 e NO₂. Secondo Legambiente, già oggi il 53% delle città non rispetterebbe il futuro limite del PM10, il 73% quello del PM2,5 e il 38% quello del biossido di azoto.
Senza interventi più incisivi su traffico, riscaldamento domestico, industria e agricoltura intensiva – insieme a controlli sugli allevamenti e incentivi a tecnologie più pulite, come pompe di calore e stufe a pellet di ultima generazione – il divario è destinato ad ampliarsi. Se il ritmo di riduzione resterà quello attuale, città come Cremona, Lodi, Verona e Vicenza rischiano di non rientrare nei limiti previsti.
La Pianura Padana, ecosistema fragile. Il bacino che comprende Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte continua a essere l’area più critica. Qui l’inquinamento non è solo urbano: anche piccoli e medi centri registrano concentrazioni elevate, spesso legate alle attività agricole e agli allevamenti industriali.
Soresina, nel Cremonese, con meno di diecimila abitanti, ha totalizzato 67 giorni oltre il limite giornaliero di PM10, più di Milano. Un dato che mostra come le emissioni di ammoniaca provenienti dagli allevamenti possano trasformarsi in particolato fine e diffondersi su territori molto ampi. A Rezzato, vicino al distretto del marmo bresciano, pesano le polveri minerali delle cave. A Meda, cuore produttivo della Brianza del mobile, incidono invece le combustioni di legno trattato e laccato, con ulteriori rischi sanitari.
Questa geografia dello smog indica che intervenire solo nelle metropoli non basta. Le emissioni diffuse di agricoltura e industria continuano ad alimentare concentrazioni persistenti di PM10 e PM2,5, rendendo l’aria della Pianura Padana – e non solo – un problema strutturale più che emergenziale.





















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