STUDIO “COMPETITIVI PERCHÉ SOSTENIBILI”: L’ITALIA TRA I LEADER EUROPEI DEI BREVETTI GREEN
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Lo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere in collaborazione con Dintec e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, analizza l’ecosistema italiano dei brevetti green e mette in luce un elemento centrale: l’innovazione ambientale è un fattore diretto di competitività. Attraverso l’esame dei brevetti europei in ambito green, il rapporto individua i settori e i territori in cui l’innovazione si concentra maggiormente, offrendo una fotografia aggiornata del sistema produttivo italiano.
La presentazione si è svolta presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso, del presidente di Fondazione Symbola Ermete Realacci e del segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, insieme a rappresentanti di imprese e centri di ricerca protagonisti della transizione ecologica.
«L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali ma ha bisogno di un salto di scala», ha dichiarato Realacci. È necessario investire di più in ricerca, rafforzare la capacità di brevettare e potenziare il trasferimento tecnologico, replicando il modello dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Il titolo dello studio richiama l’articolo 9 della Costituzione, che Carlo Azeglio Ciampi definiva tra i più originali del nostro ordinamento, perché unisce cultura, ricerca scientifica e tutela dell’ambiente. «La più grande fonte di energia rinnovabile è l’intelligenza umana», ha ricordato Realacci.
Anche Tripoli ha sottolineato i progressi compiuti: +44,4% di brevetti green tra il 2012 e il 2022, pur con una distanza ancora significativa rispetto a Germania e Francia. Dietro ogni brevetto c’è un investimento in ricerca di imprese, università e centri di ricerca, ma la tutela della proprietà intellettuale è decisiva, anche perché il sistema del credito considera sempre più i brevetti un asset strategico per l’accesso ai finanziamenti.
I numeri collocano l’Italia tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green e terza per quota di imprese brevettatrici sul totale (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania e Austria. Il dato si inserisce in un contesto dinamico: tra il 2019 e il 2024 sono 578.450 le imprese che hanno realizzato eco-investimenti, pari al 38,7% del totale. Tuttavia, non tutta questa innovazione si traduce in brevetti, anche per una cultura industriale non sempre orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo.
Dal punto di vista settoriale, il manifatturiero si conferma il motore dell’innovazione green con il 59% delle domande di brevetto europeo, seguito dalla ricerca scientifica (18,8%), da telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso e costruzioni (3,5%). Tra gli ambiti tecnologici emergono le soluzioni per la digitalizzazione dei processi produttivi e la gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12%), le tecnologie di misurazione e collaudo elettrico (7,3%), il trattamento delle acque reflue (6,5%), le innovazioni per biciclette e micromobilità e le soluzioni energetiche per reti e sistemi di accumulo. Le regioni del Nord – Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte – trainano questa dinamica grazie alla loro tradizione manifatturiera e alla capacità di trasformare ricerca e know-how in applicazioni industriali.
Il rapporto evidenzia con chiarezza il nesso tra innovazione verde e performance economiche. Le imprese che depositano brevetti green sono significativamente più competitive: generano in media 382 milioni di euro di fatturato contro i 41 milioni delle non green, registrano un valore aggiunto per addetto di 144.000 euro contro 92.000, esportano nel 57,8% dei casi per oltre 63 miliardi di euro complessivi e attraggono più capitale estero. Anche il capitale umano risulta più qualificato, con una quota maggiore di laureati, in particolare nelle discipline STEM.
Tra i casi studio citati figura NextChem, impegnata nello sviluppo di tecnologie per biocarburanti, idrogeno verde, metanolo e ammoniaca a bassa impronta carbonica, oltre che nella cattura della CO₂ e nel riciclo avanzato delle plastiche. Nel tessile, Candiani Denim ha brevettato COREVA™, un tessuto elasticizzato biodegradabile che elimina il problema delle microplastiche nel denim. Sul fronte della ricerca, Università degli Studi di Milano-Bicocca e Istituto Italiano di Tecnologia hanno sviluppato biomateriali innovativi per il restauro delle barriere coralline. Nelle rinnovabili, REM Tec ha promosso il modello Agrovoltaico®, capace di integrare produzione agricola ed energia solare sullo stesso terreno.
Il quadro che emerge è netto: la sostenibilità non è solo una scelta ambientale, ma una leva strutturale di competitività industriale. La sfida ora è crescere di scala, rafforzare ricerca e proprietà intellettuale e trasformare l’innovazione verde in un vantaggio stabile e diffuso per l’economia italiana.





















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